24 ottobre 2013

Diritti sospesi

Siamo andati a visitare un altro dei tre accampamenti, sorti nella zona limitrofa al centro d’accoglienza di Pian del Lago a Caltanissetta. Sono circa trenta le persone che vivono qui da diversi mesi: tutti uomini ,dai venti ai quarant’anni, che provengono da diverse zone dell’Afghanistan. Due di loro attendono di fare nuovamente l’audizione davanti alla Commissione, dopo aver ricevuto il primo diniego anni addietro; mentre gli altri 28, attendono di accedere al Centro di Accoglienza di Pian del Lago, non appena si liberino dei posti.

Durante questi mesi i migranti si sono organizzati come meglio hanno potuto: hanno montato delle tende e arrangiato un piano cottura a legna, per cuocere il pane e scaldare il the. Non hanno acqua potabile, ne’ elettricità e , per le condizioni in cui vivono, accusano diversi problemi di salute.
Nonostante tutto, riescono a conservare un grande spirito di solidarietà. Ieri, quando siamo arrivati, erano riuniti in più di 60 per festeggiare la gioia di due connazionali, i quali avevano appena appreso che la loro domanda di asilo è stata dichiarata di competenza dell’Italia, dall’Unità Dublino. Festeggiavano tutti insieme, con quelli che vivono già nel centro di accoglienza, la fine di 6 mesi di attesa, passati nel timore di dover richiedere protezione in Grecia. Come sappiamo, la Grecia, non solo è il primo paese europeo in cui giunge la maggior parte degli Afghani, ma è, insieme a Malta, il paese per il quale, a causa dei trattamenti degradanti e delle gravi violazione dei diritti dei migranti, non viene applicato il Regolamento Dublino.
Questi ragazzi continuano dunque a confidare nell’equità delle politiche migratorie italiane, nonostante si trovino a vivere in condizioni disumane e alcuni di loro siano già rimasti scottati dal nostro sistema. Questo, è ad esempio, il caso del più vecchio del campo: un uomo sui 40 anni che è arrivato per la prima volta in Italia 5 anni fa. Dopo aver ricevuto il diniego dalla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, è partito per Londra. Ha vissuto in Inghilterra irregolarmente per circa 4 anni ed ora è dovuto tornare in Italia per poter tentare nuovamente di regolarizzare la sua condizione. Ha scelto Caltanissetta perché è la città italiana che conosce, anche se sarà la stessa Commissione, che ha respinto la sua prima domanda di asilo (sull’opinabile presupposto che alcune zone dell’Afghanistan sono sicure), a dovere decidere il suo destino.
Un altro dei ragazzi che ci ha voluto raccontare la sua storia, ci ha detto di avere vissuto per tre anni in Norvegia, dove aveva ottenuto la protezione sussidiaria. Allo scadere del permesso di soggiorno gli è stato negato il rinnovo . E’ venuto qui per fare richiesta di protezione in Italia. Probabilmente le chances sono poco , ma lui ci deve provare perché, dice, di non poter tornare in Afghanistan.
Proprio mentre i migranti ci raccontavano la situazione nei loro villaggi, la nostra conversazione è stata interrotta da uno di loro che ci ha chiesto di chiamare l’ambulanza per un ragazzo che soffre, da lungo tempo, di dolori lancinanti allo stomaco e che, da due giorni, non riesce più a mangiare.
In questi campi urge l’assistenza medica. I problemi che queste persone sviluppano, a causa delle condizioni in cui vivono, sono molti: problemi articolari, dermatologici, gastrointestinali e infezioni varie.
Oggi siamo riusciti a raccogliere la disponibilità di alcuni medici a recarsi, a titolo volontario, negli accampamenti di Pain del Lago per fornire assistenza medica di base.
Lo spirito di solidarietà che stiamo riscontrando nelle persone che rispondono ai nostri appelli è l’unica e grande consolazione di fronte all’assenza/indifferenza delle Istituzioni.

Giovanna Vaccaro
Borderline Sicilia Onlus

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