15 gennaio 2014

Da Lampedusa a Pozzallo gli Eritrei sopravvissuti al naufragio del 3 ottobre.

Domenica 12 gennaio, dopo più di 100 giorni trascorsi al CPSA di Lampedusa, sette eritrei (sei uomini e una donna) sopravvissuti al naufragio del 3 ottobre, hanno finalmente lasciato l’isola. Partiti in mattinata a bordo del traghetto sono giunti a Porto Empedocle intorno alle ore 20. Lunedì sono stati accompagnati al Tribunale di Palermo per essere ascoltati durante l’incidente probatorio del procedimento contro il presunto scafista. Al termine dell’udienza sono stati condotti, senza esserne avvisati, presso il CPSA di Pozzallo.

Arrivati in serata, i migranti sono stati “accolti” dalle operazioni di rilevamento delle impronte digitali, alle quali si sono opposti. Probabilmente a causa di tale rifiuto, ai sette Eritrei, diversamente dagli altri ospiti, è stato vietato uscire dal centro e sono stati controllati a vista dalle forze dell’ordine. Nonostante ciò, apprendiamo che il gruppo si è allontanato dal centro. Ancora una volta ci troviamo di fronte all’ennesima forma di detenzione arbitraria, e ciò è ancor più grave se si considera il recente vissuto di tali persone, che per essere state disponibili a collaborare con le autorità italiane, hanno subito un trattenimento ancora più lungo e disumano degli altri migranti. Sopravvissuti alla strage del 3 ottobre, reclusi senza alcun provvedimento per oltre 3 mesi, vengono trasferiti e detenuti a Pozzallo all’interno di una struttura che non è un CARA ma un CPSA, dove ricordiamo i migranti dovrebbero restare un massimo di 48-72 ore. Ma ciò non avviene ormai da tempo, prova ne è lo sciopero della fame indetto domenica 12 gennaio dagli ospiti nato proprio dalla volontà di essere trasferiti immediatamente presso centri più idonei. I disagi maggiori, come riporta il Comitato Restiamo Umani di Pozzallo, sono legati alle condizioni di sovraffollamento e all’inadeguatezza del centro per il periodo invernale (mancanza di acqua calda, di coperte e di indumenti adeguati) nonché all’eccessivo tempo di permanenza presso il centro. Lo sciopero è rientrato a seguito del trasferimento di 68 persone, come da prassi ormai senza alcun preavviso né informazioni sulla destinazione. I migranti, però, dichiarano di voler riprendere lo sciopero qualora entro tre giorni non vengano disposti ulteriori trasferimenti. Ieri all’interno del centro erano presenti circa 320 ospiti (di cui 117 giunte nel pomeriggio).La Redazione di Borderline Sicilia Onlus

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