23 dicembre 2014

Colpe e lati bui del sistema d’accoglienza: cosa attende chi riesce a salvarsi dal mare?

Nell’ultima settimana sono circa 1000 i migranti giunti sulle coste siciliane, nei porti di Catania, Augusta e Pozzallo. Nuove rotte e sistemi sempre più disperati di navigazione, che testimoniano quanto sia inarrestabile la fuga di chi si trova a muoversi tra i focolai di nuove rivolte e le garanzie sempre più ridotte dei soccorsi in mare. Migranti che scappano per sopravvivere, ma non sempre purtroppo ci riescono.
E’ di oggi infatti la notizia del recupero di ben 4 cadaveri da un gommone in avaria a sud di Lampedusa http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2014/12/23/immigrazionesalvati-67-migranti4-morti_e4512fcb-805e-4f8f-880a-e3d66e889634.html, mentre neanche 20 giorni fa morivano di sete e freddo ben 18 migranti a 50 miglia dalla Libia, dove i soccorsi non arrivano più a quanto pare nei tempi utili per fermare continue e possibili stragi http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2014/12/05/immigrati-nuova-tragedia-in-mare-a-largo-di-lampedusa_e833e7d1-5561-4325-ace9-4dec87369b92.html. Mancanze ingiustificabili che si fanno largo in un silenzio mediatico sempre più assordante, che gioca sull’impossibilità di denuncia di chi non ha più voce. Mentre chi riesce a salvarsi, si trova imbrigliato nel sistema della cosiddetta accoglienza che di giorno in giorno si scopre sempre più buio.
Tra i 700 migranti sbarcati infatti ad Augusta http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2014/12/21/ad-augusta-mercantile-con-700-migranti_19f5924b-ac71-4ec2-ad28-0864d8df6d88.html, alcuni sono stati trasferiti in giornata a Siracusa e Messina, confermando le prassi attuate e giustificate dall’emergenza diventata ormai strutturale, che porta ad alloggiare i migranti in strutture ospitanti grandi numeri, pronte a trasformarsi in grandi sale d’attesa.
Le strutture del siracusano, alcune coinvolte nella scandalosa inchiesta di Mafia Capitale http://siracusa.gds.it/2014/12/21/mafia-capitale-e-centri-di-accoglienza-per-migranti-inchiesta-anche-a-siracusa_283114/ , sono infatti quasi al collasso, come testimoniano alcuni ragazzi che vi sono alloggiati ed in via di trasferimento, e anche al centro Umberto I di Siracusa le persone in transito e in sosta sono davvero parecchie. “Il problema di questo posto è che siamo davvero in tanti”, mi dice L., alloggiato a Siracusa. “ Io fortunatamente sono qui da soli due mesi e a breve andrò via, ma un centro con così tante persone diventa per forza un accampamento, dove anche con tutto l’impegno gli operatori non riescono nemmeno a parlarti per più di 10 minuti”. Centri di transito che si trasformano in luoghi di lunghe attese, dove si resta in sospeso e l’incertezza diventa il nemico principale da gestire, soprattutto in un paese diverso dal proprio.
Solo pochi giorni fa abbiamo lungamente parlato anche con alcuni ragazzi alloggiati al Pala Nebiolo di Messina, dove prima degli ultimi arrivi si registrava la presenza di già circa 200 persone. Molti migranti provenienti da Gambia, Senegal, Mali e Nigeria, che in pieno inverno sono usciti dalla tendopoli con giubbini leggeri e ciabatte da mare. “Sono qui da due settimane, ho visto morire mio cugino che stava sulla mia stessa barca”esordisce M., che sovrasta tutti incapace di contenere le parole. Come lui, anche altri ragazzi del centro sono scampati ad uno degli ultimi naufragi. “Qui non riesco a dormire per il freddo e per i pensieri. Sono in una tenda con altre sette persone e ogni notte l’unica cosa che mi rimane da fare è ripensare a quello che ho appena passato. In queste condizioni non riesco nemmeno a ragionare, figuriamoci pensare a come costruirmi un futuro”, continua M. A turno, finendo poi per sovrapporsi nell’agitazione, anche gli altri prendono la parola: “Io sono qui da un mese”,dice C. “ E sono distrutto. Non ho vestiti pesanti, a volte li rubo dai cassonetti ma poi li ributto perché ho paura di prendermi pulci o pidocchi, o di puzzare ancora di più. Solo io so cosa darei per un letto e un tetto sotto cui dormire. Di giorno esco e spesso vado a pregare, perché sono cristiano, ma la mia giornata si riduce qui, anche perché non abbiamo soldi ma sigarette e schede telefoniche, quindi cosa posso fare?”. In tanti vogliono raccontare parte del loro viaggio, ma soprattutto poter mostrare i segni di quello che hanno passato in Libia: ferite e cicatrici lasciate dalle pallottole su gambe e braccia, “Almeno vedendo uno ci crede di più”. Immagini e storie di viaggi a volte lunghissimi, che una volta liberate sembrano lasciare alcuni più leggeri. “Dopo aver viaggiato due anni, adesso sono qui pieno di coraggio solo perché credo che riuscirò a realizzare il mio progetto” dice D., danzatore e percussionista: “due anni fa stavo per partecipare ad un grande festival in Olanda, ma poi hanno ucciso mio fratello e tutta la mia vita è stata stravolta. Adesso che sono arrivato in Europa non posso farmi sfuggire questa occasione, i sogni servono per essere capaci di realizzarli”. Determinazione ed entusiasmo, come quello che si sprigiona poco dopo tra i migranti che assistono all’affissione di uno striscione su un traliccio del centro, da parte di alcuni attivisti, nella giornata di azione globale per i diritti dei migranti. Applaudono, fischiano, chiedono e trovano spiegazioni sul significato di questo gesto, sentendosi ancora più forti perché meno soli. E meno prigionieri di un sistema malato.
Lucia Borghi
Borderline Sicilia Onlus