18 settembre 2015

CIR: Riforma del Diritto d’Asilo in Italia, nessuna risposta alla crisi attuale

CIR – Il 30 settembre entra in vigore un Decreto del Governo che modificherà l’attuale normativa sull’accoglienza dei richiedenti asilo e sulla procedura di asilo. Un atto dovuto per recepire le Nuova direttive comunitarie, ma un atto purtroppo fuori dal contesto dell’attuale dibattito sull’asilo in Italia e in Europa.

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) riconosce che la nuova legge migliora sotto molti aspetti la situazione attuale. Tra l’altro risolve il problema dell’iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo, garantisce loro da subito un permesso di soggiorno di 6 mesi e la possibilità di lavorare dopo solo 2 mesi dalla presentazione della domanda di protezione. Definisce anche meglio le condizioni di accoglienza e introduce, finalmente, un meccanismo di controllo e di monitoraggio della gestione dei centri.

Tuttavia, il Governo non ha accolto le proposte del Parlamento e della società civile per una vera riforma del sistema di accoglienza e del funzionamento della procedura. I grandi centri CARA rimangono fondamentalmente gli stessi di oggi e il ricorso a Centri emergenziali viene formalmente introdotto. Inoltre, la composizione e la natura delle Commissioni Territoriali che decidono sulla richiesta di protezione non sono stati toccati. Al CIR preoccupa soprattutto l’ampliamento dei motivi che permettono di trattenere i richiedenti asilo in centri chiusi, i CIE, e la durata di trattenimento che potrà essere anche di molti mesi.

Inoltre, la riforma non fornisce nuovi strumenti efficaci per affrontare la crisi attuale e per prevedere le conseguenze dei nuovi orientamenti dell’Europa. La distribuzione dei richiedenti asilo in altri Stati, l’istituzione degli “Hotspot”, l’introduzione di un Programma di reinsediamento per i rifugiati e altre vie di accesso legale per chi cerca protezione in Italia ed in Europa.

“Purtroppo un’occasione persa per dare una risposta alla crisi che stiamo vivendo. Non resta altro che richiedere di introdurre una riforma della riforma, entro massimo un anno” dichiara Christopher Hein, portavoce del CIR.