31 agosto 2018

CAS di Rosolini: richiedenti asilo a mobilità limitata.

Il 2 agosto siamo tornati a visitare il CAS di Rosolini, gestito da Alessandro Frasca SAS, che ospita attualmente 101 persone, la cui età media è tra i 18 e i 30 anni. Si tratta di persone prevalentemente di origine subsahariana ma provenienti anche, in minor numero, da Iraq, Pakistan, Bangladesh, Afghanistan ed Egitto. La capienza della struttura è di 118 posti estendibile fino a 240, anche se in situazioni di emergenza si sono superate le 250 presenze. Il primo giugno 2018 il bando del centro è stato approvato per altri due anni.

Lo staff è composto, al momento, da quattro mediatori, una psicologa, dieci tra addetti alla distribuzione pasti, alla pulizia e autisti, più cuochi. Ci accompagna nella visita una mediatrice culturale del CAS, la quale ci spiega che il centro ha dei protocolli d’intesa con varie parrocchie e la moschea di Rosolini, oltre ad averne con la città stessa per lavori socialmente utili.

Per quanto riguarda i tempi d’attesa per la formalizzazione della domanda d’asilo e l’audizione con la Commissione Territoriale, la mediatrice ci dice che essi dipendono dai periodi, e che ora che gli sbarchi sono notevolmente calati e la situazione è più calma, i tempi sono brevi, circa un mese per la formalizzazione del C3 e non più di un mese per l’audizione. Parlando con alcuni ospiti del centro la situazione appare diversa: due ragazzi ci raccontano di essere ospiti del centro da quattro mesi e di non aver ancora preso le impronte digitali e formalizzato la domanda d’asilo. Il tempo medio di permanenza nel centro è di un anno, massimo un anno e mezzo, ci dicono, anche se alcuni ospiti presenti nel centro dal 2016 hanno impiegato fino a 9 mesi per formalizzare la richiesta d’asilo ed essendo ricorrenti, sono ancora ospitati all’interno della struttura.

L’ultimo trasferimento in uno SPRAR risale ad aprile 2018, anche se nel corso del tempo molte persone si sono allontanate dal centro. L’ultimo allontanamento, di circa quindici persone, risale a poco tempo fa, ci spiega la mediatrice. È inoltre presente un presidio di Emergency settimanalmente, oltre ad una psicologa della struttura. Si appoggiano al progetto Silver, finanziato dal Fondo asilo, migrazione e integrazione 2014-2020 e volto a supportare i migranti vittime di gravi traumi psicologici nell’inserimento sociale nel territorio siciliano.

Nell’ultimo periodo, le revoche dell’accoglienza sono state tre, risalenti al febbraio/marzo scorsi, mentre i casi di rimpatrio volontario con l’OIM ammontano a zero, però vi è stato un trasferimento di un ospite in Svezia, dove si trovavano moglie e figli, facilitato proprio dall’OIM.

L’interazione con la comunità viene definita come difficile, ci vengono menzionati progetti di integrazione locale che consistono in visite da parte degli ospiti della struttura nelle scuole della città, ma nonostante queste iniziative il centro continua a vietare agli ospiti di uscire senza accompagnamento, come già rilevato in altre occasioni in passato. Ci informiamo dunque sulle motivazioni di questo divieto e su come questa restrizione della libertà personale venga presa dai ragazzi: il motivo che ci viene presentato è la frequenza di episodi a stampo razzista a danno dei migranti, i quali dopo poco accettano, a detta della mediatrice, questa soluzione.

Parlando con alcuni dei ragazzi ospitati nel centro, appare evidente che la loro frustrazione più grande è l’essere confinati nel centro per tempi lunghi, senza avere certezze su quanto durerà la loro permanenza al suo interno. Alcuni di loro, in attesa dell’audizione con la Commissione, ci rivolgono domande su come si svolgerà e ci spiegano che nessuno li ha mai preparati ad affrontarla, come ci confermano dei ragazzi ricorrenti. Altri ci chiedono informazioni su come ricongiungersi con membri della propria famiglia residenti in altri paesi europei, e sembrano non essere familiari con il regolamento di Dublino e altre informazioni basilari sulle procedure relative alla protezione internazionale. Questa incertezza dei ragazzi sui passi per ottenere i documenti e sui loro diritti e possibilità stride con quanto spiegato dalla mediatrice, che ci assicura della presenza di un avvocato nella struttura che segue costantemente i ragazzi e dell’informativa legale offerta dagli operatori del centro.

Il centro offre attività di cineforum, sport, musicoterapia, lezioni di lingua italiana, attività manuali come la pittura, e vi è una biblioteca in allestimento. L’organizzazione di queste attività appare però quasi come un diversivo alla costretta immobilità degli ospiti, a cui si aggiunge il fatto che alcuni di loro ci hanno raccontato di aver usufruito di servizi navetta arrivati direttamente nel centro, che li hanno portati in campagna per lavorare a giornata.
Tutto ciò sembra ascriversi a una costante e sistematica marginalizzazione dei richiedenti asilo, che si ritrovano spesso isolati e lasciati senza mezzi per integrarsi nella società in cui vivono. Parallelamente, i centri di accoglienza diventano serbatoi di manodopera straniera a bassissimo costo in aree del Mezzogiorno con un’alta concentrazione di attività legate all’agricoltura.

La struttura del centro appare in buone condizioni e con il calo degli sbarchi non ci sono problemi di sovraffollamento, ma persiste la prassi illegittima di restringere la libertà di circolazione delle persone ospitate nel centro, sulla linea di una gestione emergenziale dell’immigrazione trattata come crisi temporanea e non come fenomeno strutturale, e da cui deriva anche una visione dei migranti come individui estranei al territorio e difficilmente integrabili. La limitazione della loro possibilità di circolare liberamente per le strade della città che li accoglie, oltre ad essere illegittima ed arbitraria, non fa altro che aumentare ed alimentare la percezione dei migranti come persone da tenere lontano, relegate in campi lontano dalla vista dei cittadini. Ancora una volta numeri per riempire i centri, braccia per lavorare nei campi ma non persone.

 

Beatrice Mariottini
Vittoria Fiore

Borderline Sicilia