8 luglio 2014

CALTANISSETTA: OSPITI DI UN CAS PROTESTANO DAVANTI LA PREFETTURA

La scorsa settimana davanti alla Prefettura di Caltanissetta c’è stata una protesta della quale pare non essersi accorto nessuno in città.

Si tratta di una protesta importante in cui gli ospiti del CAS (centro di accoglienza straordinaria) attivato all’interno della struttura Madre Speranza gestito dall’associazione religiosa Filippo Neri, dopo aver subito vessazioni di cui da tempo circolava voce, hanno preso coraggio andando a denunciare lo stato delle cose direttamente davanti al palazzo prefettizio.

Erano circa una cinquantina a denunciare le condizioni in cui vivono e a rivendicare un trattamento dignitoso e il rispetto dei loro diritti, nonchè l’audizione con la Commissione Territoriale che attendono ormai da oltre 8 mesi.

Stanchi di numerose pressioni subite dall’operatore responsabile del centro, protestavano contro il trattamento che per mesi hanno subito e anche contro la gestione in generale del centro.

Raccontano di avere ricevuto solo un pigiama e un paio di ciabatte al momento del loro ingresso, e da allora nessun altro indumento. Il pocket money non è mai stato erogato in contanti, ma solo sporadicamente e sotto forma di sigarette anche a chi non fuma. In compenso dicono però di aver dovuto più volte firmare dei fogli senza comprenderne il contenuto poiché scritti in italiano, e nonostante richiedessero la traduzione, veniva loro intimato di stare zitti e firmare.

Hanno raccontato anche che ogni qualvolta si rifiutassero di eseguire degli ordini, veniva preso il loro passaporto e fotocopiato con la minaccia di provvedimenti pregiudicanti la loro domanda di asilo, in quanto, stando a quello che dichiarava l’operatore in questione, il centro aveva contatti diretti con la Commissione Territoriale e quindi il potere di interferire sul riconoscimento di protezione internazionale.

Nei gravi fatti denunciati emergono sicuramente anche profili penali, ma la protesta si è conclusa con la promessa da parte del viceprefetto di una celere soluzione di queste criticità. Lo stesso ha anche spiegato l’infondatezza delle minacce che venivano fatte loro, spiegando la natura giuridica della commissione, la quale, in quanto organo indipendente rappresentante il governo, decide in autonomia e non ha alcun tipo di legame con i centri di accoglienza.

Oggi però, apprendiamo che nell’incontro “risolutivo” convocato per stamattina, è stato loro comunicato di non aver diritto all’abbigliamento ne’ al pocket money e che i due uomini identificati come leader di questa protesta sono stati trasferiti in altri CAS della provincia. L’incontro si è concluso con l’avvertimento che in caso di altre proteste sarà loro revocato il diritto all’accoglienza.

Il centro Madre Speranza che appare alla maggior parte dei cittadini nisseni come un luogo di beneficienza in cui i migranti vengono ospitati per puro spirito di carità cristiana è in realtà un CAS, e come tale percepisce 30 euro al giorno per ciascun ospite: considerando che gli ospiti sono 90, il conto sull’ammontare giornaliero è presto fatto…e questo va moltiplicato per tutti i mesi dell’accoglienza.

La diaria che il centro percepisce per ciascun ospite serve a coprire, oltre che il vitto e l’alloggio, altri servizi essenziali quali la fornitura di vestiario, il pocket money e l’assistenza legale; tutti servizi che a quanto pare non vengono assicurati all’interno del centro Madre Speranza.

La mancata erogazione di questi servizi essenziali rappresenta l’inadempimento della convenzione firmata con la prefettura, oltre che la negazione dei diritti dei richiedenti asilo.

Noi abbiamo visitato il centro circa due mesi fa (http://www.siciliamigranti.blogspot.it/2014/05/centri-di-accoglienza-stra-ordinaria-di.html). Durante la nostra visita ci eravamo limitati a parlare solo con l’operatore in questione poichè gli ospiti ci erano apparsi così schivi da portarci a pensare che non fosse il caso di intervistarli all’interno del centro.

La notizia, purtroppo ignorata, di questa protesta è stata solo la conferma di ciò che da tempo si sentiva dire sulle condizioni di vita in questo centro, tanto che il livello di esasperazione di questi uomini ha superato anche il timore per le pesanti minacce di ritorsioni sulla loro domanda d’asilo.

Noi non dimentichiamo quel mattino di dicembre in cui eravamo riusciti a fare ingresso solo nel cortile, senza che alcun operatore fosse presente e nessuno ci consentisse l’ingresso nella struttura. Vedendo alcuni degli ospiti timidamente affacciati alle finestre dei piani avevamo tentato di presentarci e avevamo chiesto loro di scendere per poterli incontrare e sapere come stavano. Solo uno di loro ci aveva risposto dicendoci “the director told us that we cannot speak with anybody”.

“Il direttore ci ha detto che non possiamo parlare con nessuno”.

Giovanna Vaccaro

Borderline Sicilia