13 giugno 2015

Borderline Sicilia al Parlamento Europeo “in ricordo di Alexander Langer”

Lo scorso 3 giugno siamo stati
invitati all’iniziativa organizzata in ricordo di Alexader Langer dal gruppodei Verdi al Parlamento Europeo. Con noi gli amici della Fondazione Langer che
hanno conferito a Borderline Sicilia il premio per il 2014. Il nostro
intervento è stato centrato sui provvedimenti d’urgenza proposti dalla
Commissione Europea per contrastare il traffico di essere umani, ponendo
l’accento sulla necessità di usare degli strumenti adeguati.
Il traffico di essere umani è innanzitutto
una questione umanitaria e va quindi affrontata con strumenti atti alla
salvaguardia e alla protezione di esseri umani. Non è certo con la
militarizzazione del Mediterraneo e ancor meno con operazioni militari in Libia
che si può pensare di contrastare un fenomeno di questo tipo, che, al contrario
verrebbe ulteriormente fomentato, aumentando il livello di rischio per la vita
dei molti che sono costretti a transitare dalla Libia per raggiungere l’Europa.

Alexander Langer chiedeva di “continuare sempre a riparare il mondo”. Perché si operi la “riparazione” è essenziale
usare gli strumenti opportuni: strumenti di cura, di costruzione, non certo di
guerra! Se si vuole dunque lavorare in direzione della reale protezione dei profughi
– che per trovare la salvezza da guerre, carestie, e regimi dittatoriali sono
costretti a rischiare la vita per
attraversare le frontiere (perché si muore in tutte le frontiere, non solo in
mare) a causa delle politiche nazionali e comunitarie attualmente in vigore – è necessario l’immediata apertura di canali
umanitari e l’adeguamento delle politiche d’asilo comunitarie e nazionali.

L’attuale sistema di protezione e
di accoglienza è troppo spesso caratterizzato dalla violazione di diritti
fondamentali, in primis di quello all’autodeterminazione. Le procedure
di richiesta di protezione si protraggono oltre i ragionevoli limiti di legge e
la maggior parte dei richiedenti asilo sono destinati a passare tutto il tempo
di attesa nei centri di prima accoglienza che – limitandosi a fornire il vitto e l’alloggio
– si pongono come grave limite alla loro autonomia e all’inclusione sociale. In
Italia ad esempio i tempi di esame della
domanda di protezione previsti dalla legge sono di 35 giorni, per un massimo di
sei mesi, ma attualmente accade che si
prolunghino anche fino ai 2 anni.

Per questo appare urge più che
mai, che le politiche nazionali e comunitarie sul diritto di asilo e sull’immigrazione
intervengano sulle attuali prassi e vadano verso l’applicazione delle libertà e
dei diritti fondamentali fissati nella CEDU, realizzando finalmente quell’Investimento democratico” di cui
parlava Alexander Langer quando ci esortava ad aprire le porte.

Giovanna Vaccaro
Borderline Sicilia Onlus