10 dicembre 2015

Agrigento: centinaia di migranti, fra cui somali e minori, respinti ed abbandonati per strada

“Seven Days” i migranti lo chiamano così il provvedimento di respingimento differito ex art. 10 comma 2 del Testo Unico sull’immigrazione, che intima loro di lasciare il territorio italiano entro sette giorni dalla frontiera Roma Fiumicino. Negli ultimi mesi tale sorte è toccata a centinaia di persone e, da quanto registrato negli ultimi giorni, il fenomeno è in costante aumento. La situazione più critica si registra in provincia di Agrigento, e non è un caso.

Dei diversi hotspot previsti in Sicilia, nella c.d. road map italiana, l’unico ufficialmente attivo è l’ex Cpsa di Lampedusa. L’isola, dopo la parentesi Mare Nostrum, è tornata ad essere il principale luogo di sbarco, un crocevia fondamentale per il destino dei migranti soccorsi in mare.

Sebbene sia tutt’altro che semplice appurare le modalità di gestione del centro, dalle numerose testimonianze dei migranti respinti rintracciati sul territorio confermate da diversi fonti autorevoli possiamo ricostruire quanto segue:

Dopo le operazioni di sbarco i migranti vengono sottoposti a controllo sanitario sulla banchina del porto di Lampedusa e successivamente trasferiti presso l’Hotspot. Al suo interno le forze di P.S. procedono alle operazioni di fotosegnalamento e alla somministrazione del c.d. foglio notizie. La priorità, cosi come richiesto da Bruxelles, è procedere immediatamente alla suddivisione dei migranti in due categorie: richiedenti asilo e migranti economici. L’obiettivo è chiaro, accogliere i primi ed espellere i secondi. La divisione fisica avviene a bordo del traghetto che collega Lampedusa a Porto Empedocle. I richiedenti asilo vengono trasferiti al c.d. Hub di Villa Sikania (Siculiana) mentre ai “migranti economici”, sempre a bordo del traghetto, viene notificato il provvedimento di respingimento emesso dalla Questura di Agrigento. Successivamente vengono condotti ad Agrigento ed abbandonati per strada nei pressi della stazione ferroviaria senza informazione alcuna.

Sono innumerevoli, e di diversa natura, le criticità sin qui emerse. I provvedimenti di respingimento basati meramente sulla nazionalità, sulle cui modalità di accertamento si nutrono altrettanti dubbi, appaiono illegittimi. A prescindere dall’esistenza di accordi bilaterali o multilaterali di riammissione con paesi terzi, bisognerebbe sempre tenere conto della condizione personale del soggetto. Siamo invece in presenza di respingimenti collettivi ed inoltre, il diritto di asilo, appare fortemente minato dalla nuova linea adottata. Tale prassi risulta altresì discriminatoria, impedire l’accesso alla procedura di asilo sulla base della nazionalità significa violare un diritto soggettivo sancito da norme internazionali e nazionali. Analogamente illegittimo è il rifiuto da parte della Questura di Agrigento di accogliere le istanze di protezione internazionale dei migranti già respinti.

Le gravi illegittimità sopra descritte stanno producendo una situazione di emergenza ad Agrigento che sconfina anche nelle altre principali città siciliane. I migranti respinti sono letteralmente abbandonati per strada. Le associazioni di volontariato fanno il possibile ed oltre, ma non riescono comunque a fornire loro adeguato supporto. I dormitori sono stracolmi ed oggi ad Agrigento sono tanti i migranti costretti a dormire per strada. Inoltre i numeri cominciano ad assumere cifre preoccupanti. Circa quaranta migranti respinti sono arrivati ad Agrigento martedì 8 dicembre cui si aggiungono altri cinquanta circa giunti tra ieri ed oggi. E’ opportuno ricordare che il traghetto che collega Lampedusa a Porto Empedocle, salvo corse eccezionali, parte al mattino e giunge in serata. Ciò significa che i migranti vengono lasciati alla stazione di Agrigento intorno alle dieci di sera quando non passano più treni. Molti di loro, nei giorni scorsi, sono riusciti a raggiungere Palermo e Catania, ma in entrambe le città si registrano le medesime difficoltà nell’individuare posti liberi nei dormitori.

Inoltre segnaliamo diversi decreti di espulsione notificati dalla Prefettura di Agrigento ai richiedenti asilo congiuntamente al rigetto dell’istanza di protezione internazionale.

Sulla vicenda dei respingimenti differiti e delle espulsioni di richiedenti asilo Borderline Sicilia insieme a Caritas e Sez. siciliana Asgi ha richiesto ed ottenuto un incontro in Prefettura, tenutosi il 3 dicembre scorso. La grave situazione dei respingimenti non è stata tuttavia affrontata in modo esaustivo a causa della defezione da parte della Questura. All’incontro erano presenti la dirigente dell’Area IV Diritti Civili, Cittadinanza, Condizione Giuridica dello Straniero, Immigrazione e Diritto d’Asilo, dott.ssa Passalacqua e due funzionari sempre della Prefettura. Un elemento che è emerso più volte nel corso dell’incontro è il nuovo orientamento dettato dal Ministero dell’Interno, sottolineato dal riferimento costante della dott.ssa Passalacqua a varie circolari (in particolare ad una ricevuta intorno alla metà di settembre dal Ministero dell’Interno) che non lascerebbero alcun margine di discrezionalità sul destino dei migranti provenienti da paesi con i quali l’Italia dispone di accordi di riammissione. Premesso, come è ovvio che sia, che nessuna circolare e/o documento di intenti (road map) può derogare a norme di legge è opportuno segnalare che si registrano anche numerosi casi di cittadini somali respinti perché rifiutano di sottoporsi alle procedure di identificazione. Infine, abbiamo recentemente ricevuto diverse segnalazioni di minori registrati arbitrariamente quali maggiorenni e respinti.

Alla luce di quanto sin qui esposto, esprimiamo profonda preoccupazione per la situazione attuale e chiediamo urgentemente un nuovo incontro con la Prefettura e la Questura di Agrigento al fine di discutere tali prassi che violano i diritti umani e che rischiano di produrre l’ennesima emergenza sociale. Nella speranza che si possa giungere all’immediata cessazione delle citate prassi così come recentemente avvenuto a Catania a seguito dell’incontro tenutosi tra autorità locali e società civile.

Redazione Borderline Sicilia Onlus